Assemblea del Collettivo Lunedì pomeriggio alle 15:30.
Laboratorio Sociale Aq16 Via F.lli Manfredi 14 (ex Foro Boario vicino al Liceo Moro)
collettivosfumature@autistici.org
sfumature | 22 Marzo, 2009 15:58
Questa mattina studenti ed insegnanti hanno atteso fuori dalle scuole
del polo scolastico di via Makallè i loro compagni e colleghi al
termine dell’orario scolastico, promuovendo un’iniziativa pubblica di
carattere informativo che chiarisse e sensibilizzasse le componenti
degli ambienti scolastici rispetto all’apertura di Casa Pound e alla
presenza di Blocco Studentesco nelle scuole.
Dopo il forte impatto mediatico scatenato dagli avvenimenti
che nelle settimane scorse si sono svolti all’interno del polo di via
makallè, questa è la prima uscita pubblica che riporta l’attenzione,
nelle scuole, sull’affermarsi della nuova corrente neo-fascista nel
territorio reggiano, il secondo passo d’un percorso che intende
sdoganare la costituzione d’una struttura politica come Casa Pound e le
dialettiche sociali e politiche che ne leggittimano la presenza e
l’esistenza.
Studenti e insegnanti hanno iniziato oggi a
confrontarsi sulla natura di queste correnti e sul ruolo che, in quanto
componente sociale di progresso culturale, essi devono assumere per far
fronte agli attacchi xenofobi e anti-culturali che questi gruppi, e le
politiche su cui si fondano, propinano e muovono alla società.
Durante
la manifestazione è stata sottolineata diverse volte la responsabilità
dei dirigenti scolastici rispetto all’indifferenza e all’insicurezza
che si è venuta a generare all’interno delle scuole; quello che i
promotori dell’iniziativa chiedono ai presidi delle quattro scuole è
che essi prendano una posizione chiara verso la presenza di Blocco
Studentesco e gli atteggiamenti che questo gruppo ha fin’ora assunto
verso alcuni studenti del polo scolastico e verso la scuola in genere,
contestando la manovra elusiva che i dirigenti hanno adottato
richiedendo la presenza di polizia e agenti della digos all’interno del
polo scolastico, un atteggiamento che, secondo gli insegnanti e gli
studenti, favorisce lo sviluppo d’un clima di controllo, securitario e
repressivo che mal si addice ad un ambiente di meticciamento culturale
e sviluppo sociale. Esposto a tal proposito lo striscione d’apertura
"La vostra sicurezza è solo repressione" a far da sfondo
all’iniziativa.
Leggi l’appello degli insegnanti
Leggi il comunicato studentesco
Audio ascolta l’intervento al microfono di Paola Mistrali, insegnante di lettere al BUS Pascal
Audio ascolta l’intervento di Irene del collettivo sfumature
Foto Gallery
fonte: Global Project
sfumature | 18 Marzo, 2009 22:28
COPIA-RIPRODUCI-DIFFONDI
sfumature | 25 Febbraio, 2009 16:38
"Il
bullismo a scuola è Casa Pound". Così affermano alcuni studenti del
polo scolastico di Via Makallè che stamattina hanno volantinato in
difesa dei propri spazi scolastici. Recentemente alcune ragazze e
ragazzi delle scuole sono stati soggetti a minacce personali, insulti
di carattere sessista, fischi e poste davanti scuola, all’orario di
ingresso o di intervallo. In queste occasioni i "bulli" hanno
rivendicato più volte la loro appartenenza politica e ideologica
attraverso saluti romani, cori, e diverse affermazioni rispetto la
propria identità razzista e xenofoba.
Davanti ad una società che
abbrutisce, che sente il bisogno di difendersi da una minaccia
imminente e di fatto ignota, le scuole diventano terreno fertile dove
incentivare senso di paura e impotenza, sviluppando così il
determinarsi di atteggiamenti razzisti, xenofobi, di intolleranza
sessista, esercizio della forza e odio sociale. L’iniziativa di questa
mattina, affermano i promotori, determina la volontà studentesca di
contrapporsi alla costituzione di un simile clima all’interno delle
scuole, e all’affermazione del "bullismo" neo-fascista di Casa Pound.
Fonte:
sfumature | 07 Novembre, 2008 16:50
Questa mattina circa 300 studenti medi e universitari hanno
attraversato in corteo la città di Reggio Emilia per protestare contro
la riforma Gelmini, la legge 133 e il decreto legge 137. Queste leggi
tagliano i fondi a scuole e università, regalano ai privati la
possibilità di entrare nei percorsi di formazione degli studenti:
minano alla base il futuro delle giovani generazioni.
“L’onda
anomala non si ferma!” era lo striscione di apertura della
manifestazione e “noi la vostra crisi non la paghiamo” lo slogan più
scandito.
Il corteo (autonomo da partiti e sindacati) ha voluto
rompere il muro di silenzio che blocca la protesta studentesca a Reggio
Emilia, portando le esperienze, le voci, i colori e la determinazione
di centinaia di studenti.
Quando il corteo è arrivato nei pressi
di piazza Del Monte, gli studenti universitari hanno simbolicamente
bloccato le entrate di Unicredit Banca, una degli istituti finanziari
simbolo della privatizzazione dell’Università di Reggio Emilia che,
attraverso la fondazione Manodori (azionista di maggioranza del gruppo
bancario), elargisce fondi alle facoltà reggiane. Se da una parte il
ministri Gelmini e Tremonti tagliano fondi all’Università Pubblica per
finanziare le banche in tracollo economico, le stesse banche,
attraverso la loro presenza nelle facoltà, minano alla base la libertà
di didattica e ricerca.
Ed è stato proprio questo il leit motiv dell’azione: “voi bloccate il nostro futuro, noi blocchiamo voi!”.
Al termine della manifestazione, gli studenti si sono riuniti in
assemblea davanti alla ex caserma Zucchi, sede delle facoltà di Scienze
della Comunicazione e Scienze della Formazione, ribadendo la
partecipazione al grande corteo nazionale del prossimo 14 novembre a
Roma e lanciando un nuovo appuntamento di mobilitazione a Reggio: un
presidio rumoroso davanti alla sede della fondazione Manodori, simbolo
del processo di privatizzazione dell’università reggiana, per mercoledì
12 novembre alle ore 15.00.
http://www.globalproject.info/art-17735.html
sfumature | 06 Novembre, 2008 20:53
Da poco tempo il decreto legge Gelmini ha ottenuto la fiducia in senato.
Quella che sotto gli occhi di tutti è, contrariamente le caratteristiche di una riforma, una manovra politica ed economica, che annulla l’importante ruolo sociale che la scuola e le università ricoprono, ad oggi non suscita più mero risentimento e rifiuto per l’eccezionalità del suo iter burocratico, bensì accende una riflessione ben più ampia e interessante su cosa sia la formazione che dal grande palazzo reale viene svenduta e annientata.
Siamo sicuri che ci si possa limitare a contestare i suoi tecnicismi, i dictat economici e formali che essa impone sulla scuola, anche quando dentro ognuno di noi è altro il fastidio che ci stuzzica ed emerge?
Non possiamo ignorare che a Roma, Bologna, Milano, Pisa, Firenze, e in ogni angolo italiano, anche il più piccolo e sperduto, spesso e volentieri sconosciuto, sia emersa un’istanza ben più complessa, legata ad un palese attacco alla propria dignità di individuo critico, capace di esercitare e sviluppare proprie opinioni, proprie prospettive sociali e culturali. Nel suo insieme la manovra del Palazzo, verso la formazione nel suo complesso, è un esercizio di forza teso non a «risparmiare», un eufemismo che di questi tempi fa pensare quasi bene, bensì a imporre un assoluto e capillare controllo sull’inarrestabile predisposizione umana a pensare, analizzare, creare e sognare, capacità viva e attiva quando, studenti o docenti, si attraversano reali ambienti di formazione e cultura che siano in grado di eccitare e sollecitare tale predisposizione.
Tale attacco tuttavia non è nuovo, è l’ennesimo tassello di un processo di smantellamento e piallamento intellettuale il cui inizio va ricercato in tutte le precedenti riforme, da Gentile in avanti.
E quindi si può forse restare impassibili ad osservare? L’onda anomala che da La Sapienza si è spinta inondando e arricchendo scuole, università e strade ovunque è l’esercizio di quella coscienza critica che non ci viene riconosciuta, un’esperienza che ci supera e identifica come un’estesa e trasversale soggettività di individui, un portato ricco di prospettive che, esterne a quelle logiche di sindacalismo e idealismo partitico che oggi fanno parte della crisi in cui versa la corte dei buffoni che (non) ci rappresenta, si rifiuta di essere capro espiatorio, si rifiuta di essere oggetto di attenzioni sgradite e possessive, si rifiuta di tacere per la tranquillità dei ben pensanti. Come dice una canzone: «cerca di restare in gruppo / la tranquillità è importante / ma la libertà è tutto».
Quest’onda anomala nella sua irriverente ricchezza e particolarità scuote Reggio Emilia.
Noi la Crisi non la paghiamo.
sfumature | 17 Ottobre, 2008 17:26
Questa mattina circa 500 tra studenti delle
scuole di Reggio Emilia si sono mobilitati contro il decreto Gelmini,
attraversando in corteo la città.
Partendo
dal polo scolastico di via Makallè e dal Liceo scientifico A. Moro, due
spezzoni studenteschi si sono ricongiunti davanti l’università degli
Studi di Modena e Reggio.
Di seguito il corteo è giunto alla sede
del Provveditorato agli Studi. Qui si è svolto un incontro tra alcuni
studenti e il provveditore. Questi ha dichiarato che comunicherà ai
suoi diretti superiori le ragioni della protesta portata avanti dai
manifestanti. Ha comunque ribadito il suo ruolo istituzionale e non
politico, rifiutandosi di rilasciare dichiarazioni in merito alla
riforma.
Nonostante il divieto posto da impiegati e polizia, gli
studenti hanno esposto davanti il provveditorato uno striscione
comunicativo rispetto i contenuti portati in piazza.
La
manifestazione ha proseguito sulla via Emilia fino a Piazza Del Monte,
dove si è svolta una partecipata assemblea a microfono aperto.
Hanno preso parola insegnanti della scuola primaria, che stavano già
svolgendo un presidio nella stessa piazza, genitori, studenti medi e
universitari, costruendo un momento di condivisione trasversale delle
istanze mosse verso riforme vecchie e nuove.
L’esperienza di questa mattina evidenzia lo sviluppo d’una soggettività politica autonoma che trascende e si distacca dagli schemi di partito e sindacato, che da un mese a questa parte caratterizza le mobilitazioni studentesche, e non solo, di Reggio Emilia.
Durante l’assemblea è emersa la volontà, da parte di queste componenti, di continuare un percorso di costruzione e protesta collettivo e trasversale, capace di creare spazi di autodeterminazione, che possano riempire i vuoti lasciati dalle manovre politiche ed economiche che intaccano e aggrediscono lo sviluppo e la diffusione di formazione e cultura.
http://www.globalproject.info/art-17307.html
sfumature | 15 Ottobre, 2008 11:12
La scuola pubblica. Ciò che ne resta è un ricordo lontano, ormai perso nella confusione mediatica e nell'indifferenza generale che permea la società attuale.
Un ricordo che la ministra Gelmini sta cercando di farci dimenticare, per poter completare definitivamente l'opera di distruzione della scuola pubblica, con questo decreto legge che come tanti altri, annienta l'essenza reale di ciò che dovrebbe essere chiamato “scuola”.
Ma gli studenti e le studentesse di tutta Italia stanno dimostrando alla ministra di non voler dimenticare questo ricordo e lo stanno gridando con tutta la loro forza e la loro rabbia vedendo la loro scuola trasformata in un enorme azienda, in mano a privati che ne controllano ogni singolo elemento, creando elementi piatti ed uniformi, macchine utili solamente a produrre un guadagno.
Come in “The Wall” gli studenti si ribellano, contro le dinamiche di controllo del pensiero e dell'individuo, contro la precarizzazione dello studente e la privatizzazione delle scuole, contro i pesantissimi tagli apportati alla scuola pubblica, contro la mercificazione del sapere e della persona, noi ci ribelliamo, diciamo di no ad una scuola così, ostinandoci a non dimenticare la volontà dai avere una scuola realmente pubblica e libera, costruita dal basso, da noi.
Noi non vogliamo tutto cio, e lo ribadiremo il 17 ottobre, scendendo in piazza e manifestando il nostro disagio, prima di tutto come studenti, perchè le scuole appartengono a noi che ce le viviamo tutti i giorni, e dovremmo avere il diritto di vivercele a modo nostro secondo le nostre esigenze e le nostre regole, con una naturale spontaneità e libertà.
sfumature | 03 Ottobre, 2008 17:57
sfumature | 28 Settembre, 2008 10:50
Questa mattina gli studenti medi del collettivo sfumature hanno
iniziato la campagna di partecipazione all’evento nazionale del 3
ottobre, attraverso un’azione simbolica di fronte alle scuole.
Il
collettivo ha messo in atto l’impiccagione di un pupazzo rappresentante
la scuola pubblica "uccisa" dal ministro Gelmini e dalla sua riforma.
La provocatoria azione degli studenti ha messo in risalto specifiche
manovre, attuate dalla riforma, che sottolineano l’affermazione, sempre
più marcata, di un processo di aziendalizzazione e privatizzazione
dell’ambiente scolastico, che non tiene conto delle necessità degli
studenti nè dei docenti.
La rappresentazione scenica della morte
ufficiale della scuola pubblica mette a nudo una naturale attitudine
all’autogestione e all’autoformazione rivendicata dagli studenti.
L’iniziativa si è conclusa con un’assemblea, di fronte ai cancelli del
polo scolastico, partecipata dagli studenti aderenti all’iniziativa e
da alcuni docenti.
http://www.globalproject.info/art-17028.html
sfumature | 19 Settembre, 2008 16:59
GIU' LE MANI DALLA SCUOLA!
Da pochissimi giorni si sono aperti i cancelli delle scuole, sotto il cielo grigio pre-autunnale. Ma ancora più grigio è il clima che si respira all'interno degli ambienti scolastici, ora che il processo di devastazione della loro struttura è iniziato.
La Ministra Gelmini approfittando della pausa estiva è riuscita a concludere un programma che snatura l'idea stessa di ''scuola'', o per lo meno, quell'idea di scuola che ancora non ci ostiniamo ad abbandonare: libera circolazione del sapere, formazione alla vita, autodeterminazione, sviluppo della propria individualità.
Serpeggiando in mezzo al menefreghismo generale di chi crede che non ci sia più nulla da fare o che forse questa soluzione darà stabilità ad una fantomatica istituzione della conoscenza, nel nome di nozioni utili esclusivamente a trasformare gli studenti in individui piatti ed uniformi, utili solamente alla produttività, l'ennesima riforma governativa ha chiuso i lucchetti di quel complesso reticolato di catene che strangolano la nostra libera formazione di autocoscenza.
In questa maniera svendono quel che resta della conoscenza maturata negli anni a mercanti il cui unico obbiettivo è arricchirsi, si tratti di ''pensieri'', menti o corpi, non importa.
Ed è per questo motivo che noi abbiamo la necessità e il dovere di far capire a chi vive con e intorno a noi quanto ci sentiamo frustrati e ignorati.
Per questo noi abbiamo il diritto e il dovere di alzarci e lanciare il nostro grido.
Non siamo noi che dobbiamo adeguarci ai dogmi che ci vengono imposti, ma è nostro compito plasmare e ricostruire la scuola secondo i nostri bisogni.
È arrivato il momento di riprenderci le nostre scuole, di ricominciare a viverle, perchè è solo a noi che devono appartenere, a noi studenti, siamo noi che dobbiamo spezzare queste catene che ci tengono imprigionati e che ci impediscono un pensare e agire umano.
Sta a noi creare autogestione.
Collettivo Studentesco Sfumature
sfumature | 04 Settembre, 2008 14:29
A poche settimane dall’inizio della scuola il clima che si respira è già incandescente. Nascondendosi sotto gli ombrelloni da spiaggia, la neo-ministra di scuole e università Mariastella Gelmini ha fatto approvare durante l’estate gran parte delle manovre del nuovo governo Berlusconi di devastazione del sapere e dell’istruzione pubblica: dal progetto di abolire il contratto nazionale dei professori al ritorno del maestro unico alle elementari.
Se già da tempo lottavamo contro una formazione nozionistica, che non trasmette cultura ma assegna numeri e produce conoscenze esclusivamente utili al mercato, negli anni i vari ministri hanno tentato di farci credere di aver innalzato il livello culturale della scuola: ad esempio con gli esami di riparazione e la maturità esterna di Fioroni, che in realtà non sono altro che riforme di facciata che di certo non cambiano la sostanza della scuola, la quale invece risulta sempre più impoverita di contenuti.
La riabilitazione del voto di condotta a elemento determinante per la promozione voluta dalla Gelmini è l’ulteriore conferma del totale disinteresse al costruire una scuola che formi individui critici, perchè, oltre a valutare la formazione in base al comportamento, è soprattutto un chiaro tentativo di arginare e tenere sotto controllo chi vuole una scuola libera e si ribella alle logiche che la stanno devastando.
Ma noi di certo non staremo a guardare un governo che apporta nuovi pesantissimi tagli ( OTTO MILIARDI di euro in 3 anni!) a scuola e università pubblica, che riduce gli insegnanti e le offerte formative, promuovendo al contrario una progressiva privatizzazione di tutto il sistema dell’istruzione. Ci mobiliteremo per l’accessibilità del sapere garantito a tutti, contro le speculazioni delle case editrici e contro la svolta meritocratica che stanno imprimendo alla formazione.
Ci troveremo a Vicenza al campeggio “No dal Molin” il 7 settembre per immaginare e costruire un autunno studentesco di mobilitazione diffusa, per condividere il desiderio di seminare ribellione e creare conflitto e per rilanciare tutti insieme il primo corteo dell’anno.
Collettivo Studentresco Vicenza
Coordinamento dei Collettivi studenteschi di Milano e provincia
Collettivo Out Share Bologna
Collettivo Sfumature Reggio Emilia
Studenti in Movimento Alessandria
Collettivo Studenti Venezia
Collettivo Studentesco Bassa Padovana
Collettivo Studentesco Verona
Global Students Padova
Collettivi Autonomi Studenteschi Napoli
Rete Studenti Trento
Collettivo Nemesi Senigallia
Fonte
sfumature | 20 Aprile, 2008 12:03
sfumature | 11 Aprile, 2008 19:21
L'Assemblea ha raccolto spunti, emozioni, riflessioni sul Razzismo e l'Anti-Razzismo atti alla formulazione di un comunicato che possa raggiungere e coinvolgere gli studenti della città. Ha messo in discussione vecchie forme di comunicazione per svilupparne di nuove, nella totale libertà di esprimersi ed agire, nella leggittimità di costruire autonomamente i propri percorsi culturali, nella rivendicazione della propria esistenza e del rispetto del genere umano. Gli studenti che hanno partecipato all'iniziativa hanno dichiarato la propria intransigenza rispetto il razzismo e quegli organi istituzionali o meno che fomentanto determinate ideologie xenofobe. Si pongono come obbiettivo l'abbattimento del controllo che fomenta paura e tensione fra le persone imponendo una forma di schiavitù sociale e culturale inaccettabile.
Questo è solo il primo passo verso un 1° Maggio attraversato dagli studenti, non certo il primo nè l'ultimo verso la rottura della gabbia invisibile nella quale la società è rinchiusa; è la giusta distanza da tutto ciò che è anti-sociale, un soffio di vento lungo la strada anti-razzista.
sfumature | 25 Marzo, 2008 22:17
sfumature | 25 Marzo, 2008 11:36
Si tratta d'un urlo non ascoltato, nella caoticità della campagna elettorale, per l'indifferenza di chi non se la sente di essere anti-razzista né di dirsi razzista. Si tratta d'un impeto naturale, spontaneo, come lo è camminare, respirare, nutrirsi, lavarsi quando si è sporchi. Si tratta d'un modo di porsi, di essere persone umane, di provare emozioni, sintetizzare e analizzare pensieri, razionali o meno. Si tratta di parole e azioni, nella rivendicazione di essere Uomo.
Come è stato il 15 Marzo del 2008, quando un gruppo di studenti, davanti all'abbietta manifestazione di ideologie razziste e xenofobe, promossa dalla campagna elettorale di Lega Nord, davanti le scuole del polo scolastico di Via Makallè, si è radunato per lanciare il proprio urlo di disprezzo a chi viola, nella propria comunicazione, l'intelletto e la natura umana; chi mette a rischio l'equilibrio e il rispetto dei rapporti interpersonali, parlino una lingua piuttosto che un'altra; chi fomenta il terrore, con il solo scopo di trarre profitto da politiche basate sulla paura e la diffidenza sociale. Questo gruppo di studenti, per avere, differentemente da altri, detto no al Razzismo e alla Paura, al condizionamento mediatico di un partito elettorale nell'ambiente scolastico, lì dove la persona ha il diritto di crescere svincolato dai giochi politici che giostrano attorno alle poltrone di chi comanda; per avere alzato la voce, com'è giusto che sia, davanti l'attacco subdolo e diretto che Lega Nord, rappresentata da alcuni Giovani Padani e da alcuni dirigenti del partito, ha mosso nei confronti della democrazia, quella vera, e della convivenza sociale, è stato fronteggiato dall'intervento della polizia, sopraggiunta a far valere il diritto e il permesso su carta, che i Razzisti rivendicavano. Questo permesso non esiste. Lo sappiamo noi che non crediamo nel razzismo. Lo dice la costituzione e qualunque statuto esistente al mondo da sessant'anni a questa parte. Aggrapparsi alla democrazia, strumentalizzarla, per avvalere un'ideologia xenofoba e criminosa nei confronti dell'umanità è una violenza verso noi stessi e un'insulto all'intelligenza e la morale umana. L'espressione e la lotta anti-razzista è uno sconvolgimento interno, spontaneo e naturale, che ogni persona ha il diritto di sfogare ed esercitare. La contestazione di quel gruppo di studenti è un invito ad alzare la nostra voce, a contrastare non solo le politiche razziste e discriminanti propinate da una componente elettorale, ma anche a delegittimare la pressione mediatica mossa dalla classe politica sulle nostre libere menti, la presenza di organi e rappresentanze politiche elettorali vicino le nostre scuole, dove ogni giorno va rivendicato il proprio bisogno di autonomia e autogestione. Sta a noi cogliere quest'invito e non permettere che le catene del controllo si stringano come spire d'un serpente attorno ai nostri polsi e le nostre caviglie.
Sta a noi bloccare la xenofobia, difenderci dalla paura di essere aggrediti e diventare aguzzini e aggressori.
Sta a noi crescere e lottare anti-razzisti.
Sta a noi creare autogestione.
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